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"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"

domenica 5 giugno 2022

Yaesu FT920 Riparazione Accordatore - Parte Seconda

 Come volevasi dimostrare, l'invecchiamento dei materiali è una costante e questo si è ripetuto per il secondo motorino passo-passo dell'accordatore dove avevo già sostituito il primo nel post pubblicato precedentemente.


Nella foto possiamo vedere sulla sinistra il motorino "nuovo" e sulla destra quello da sostituire.
come si nota, nell'ingranaggio visibile sulla parte superiore manca un dente, lo stesso inconveniente verificatosi sull'altro motore, evidentemente il difetto si è ripetuto nelle stesse condizioni.

Ad una prima occhiata si nota che l'ingranaggio del motore guasto, quello di destra, ha un numero di denti superiore a quello di sinistra, ne ho contati 33 rispetto ai 22 del primo. 

Evidentemente il difetto è stato eliminato irrobustendo l'ingranaggio che fa lo sforzo maggiore così da evitare ulteriori rotture.


La procedura che ho eseguito è stata la stessa, nel contenitore del vecchio ho inserito gli ingranaggi di quello nuovo, una leggera passata di grasso al silicone e chiusura del tutto con piegatura delle "linguette" del contenitore.


Nella foto sopra si può vedere come si presenta l'originale, quello nella foto sottostante è il ricambio.




Per ulteriori dettagli potete consultare il blog precedente.

martedì 1 marzo 2022

Yaesu FT920 - Accordatore interno non funziona - Parte Prima

 Premesso che la mia attività radio nelle bande HF non ha grandi ambizioni di collegamenti DX, ma si limita principalmente ad attività locali anche perché l'impianto di antenna è una modesta tribanda verticale per i 10-15 e 20 metri, che comunque fa il suo onesto lavoro, ed una slooper per i 40 e 80 metri che, a chiamarla antenna, è un eufemismo nelle condizioni nella quale è montata.

Per il tipo di utilizzo la slooper è stata finora sufficiente, ma con la sola attenzione di dover usare un accordatore di antenna che nel mio caso è di tipo automatico ed è interno all'apparato radio stesso, uno Yaesu FT920.

Venendo a noi, è successo che un bel giorno ha deciso di non volerne  più sapere di funzionare, il mio timore era che fosse un problema di elettronica, ma solo per le implicazioni di reperibilità dei componenti custom che dopo tanti anni non sono reperibili salvo cannibalizzare qualche altro apparato non funzionante.

Alla fine delle varie congetture ho deciso di aprire la radio e rendermi conto, anche visivamente, dove sarei dovuto intervenire.


Tolto il contenitore esterno e messo da parte, ho tolto il coperchio superiore che è avvitato al telaio in fusione di lega leggera, e questa è la veduta da sopra.

Sulla sinistra c'è lo stadio finale di potenza che può erogare fino a 100 watt, e la relativa ventola interna per il raffreddamento dello stesso.

Nella parte centrale si vede una basetta per le alimentazioni di potenza e di servizio montata sul coperchio dove si trova l'accordatore, sulla destra l'elettronica di controllo dello stesso.

Al centro, nel contenitore dell'accordatore, si intravedono i connettori dei due "step motor" che comandano i relativi condensatori variabili ad aria.  

Staccati i connettori ai motorini e tolte la bellezza di sette viti, ho sfilato delicatamente il telaio come potete vedere nella foto sottostante.


Si possono vedere i due connettori d'antenna, il circuito della rivelazione del SWR, o ROS in italiano, i relè per la commutazione delle induttanze e delle capacità, e i due variabili per la regolazione fine.
Nelle prove eseguite ho notato che il variabile di sinistra alle volte si muoveva e altre volte stava fermo, quando si fermava riuscivo a muoverlo facendo ruotare leggermente senza forzare il rotore che non dovrebbe ruotare  a causa della resistenza che offre la demoltiplica degli ingranaggi.

Constatato il guasto ho fatto una ricerca sul web e ho trovato uno step motor con le stesse caratteristiche meccaniche, fisiche ed elettriche, ce ne sono di due tipi, quello da 5 volt e quello da 12 volt, quest'ultimo è quello adatto nel mio caso.
L'unica differenze è nel tipo di connettore, quello acquistato ha i fili che escono direttamente dal corpo del motore, ed il connettore è diverso da quello impiegato nella radio.

Poco male, al limite vedo di trovare la corrispondenza elettrica dei fili e faccio un accròcchio... che poi alla fine non ho fatto, ma ho risolto tutto in modo più elegante.

Questo tipo di motore viene utilizzato nei condizionatori e da quanto ho capito serve per orientare il flusso dell'aria, ecco il perché questa differenza nei connettori.

Questo scritto finora è avvenuto nel 2018, i due motorini ordinati arrivarono dalla Cina il mese dopo.


Il pacchetto con i motorini è rimasto vicino alla radio per quattro anni ricordandomi del lavoro in sospeso, ma dovevo trovare il momento buono. Questo momento è arrivato la scorsa settimana.

Per prima cosa ho smontato il motorino, quello di sinistra, allentando e poi togliendole del tutto le due viti a brugola, una di queste, quella più lunga, fa pure da arresto quando il variabile è chiuso. nel caso tenere conto di questo.

Sfilato con attenzione senza forzare troppo ho deciso di aprirlo facendo molta attenzione e aiutandomi con le punte di un tronchesino a raddrizzare i quattro punti piegati del contenitore che tengono chiuso il tutto.


Questo foto è del motorino nuovo, i punti da raddrizzare si vedono bene e sono li stessi nel vecchio.

Aperto il motorino guasto ho trovato l'inconveniente, un dente dell'ingranaggio dell'asse che muove il variabile si era rotto, ecco la causa, il pignone che doveva ingranare per farlo ruotare girava a vuoto.

Sulla sinistra si vedono i denti coperti da un po' di grasso al silicone.

A questo punto ho aperto uno dei motorini nuovi ed ho recuperato tutta la meccanica nuova.

In questa foto si vedono i vecchi ingranaggi e la "bobina", o avvolgimento, di quello nuovo.


 

Nel montaggio dei componenti sono stati utilizzati tutti gli ingranaggi nuovi, l'avvolgimento originale ed il contenitore originale.

I due avvolgimenti, sia di quello nuovo, sia dell'originale della radio, sono identici nelle dimensioni fisiche, il vantaggio di montare l'avvolgimento originale della radio e cambiare soltanto gli ingranaggi e quello di essersi risparmiati un lavoro non da poco, semplificando tutto quello che di negativo poteva succedere.


Lavoro finito, rimontato tutto quello che si era precedentemente fatto per poter eseguire il lavoro in modo corretto e fatte le dovute prove, posso ritenermi soddisfatto.




sabato 15 agosto 2020

Conversione di un Relè

di IV3GFN ( IW3QCV ) Giuseppe (Pino) Steffè

Sarà capitato a più di qualcuno di rovistare nel classico "cassetto" alla ricerca del relè per completare la raccolta dei componenti prima di iniziare il montaggio dell'ultimo circuito e scoprire poi di possederne uno, anche di pregio se di tipo coassiale, ma assolutamente non utilizzabile a causa della tensione di lavoro diversa dai 12 Volt classici.

Si possono trovare, alle varie fiere, dei bellissimi relè coassiali fino a 18 GHz ma che hanno il "difetto" di lavorare a 24 Volt.

Scopo di queste righe è cercare di spiegare come si possa aggirare questa limitazione con un circuitino che potrà, nella maggioranza dei casi, utilizzare un relè alla tensione di 12 Volt anche se costruito per funzionare con una tensione di 24 Volt.

Cercherò prima di spiegare alcuni concetti fondamentali.

Il relè, di tipo tradizionale, consta di una bobina avvolta su nucleo di ferro, un'àncora mobile ed un gruppo di molle. Può avere uno o più avvolgimenti attivi a seconda dello scopo per cui è stato costruito ma noi, essenzialmente, esamineremo quello che più ci riguarda, ad un solo avvolgimento.

Come avvolgimento "attivo" si intende quello che, quando percorso da corrente, determina la forza magnetica che fa muovere l'ancora.

Fin qui nulla di nuovo.

La determinazione della forza di attrazione di un relè è basata essenzialmente sul numero delle spire dell'avvolgimento e sul valore della corrente; pertanto l'entità della forza di attrazione può essere espressa direttamente in amperspire (Asp).

Il valore della corrente è determinato dalla resistenza ohmica dell'avvolgimento e dalla tensione applicata allo stesso.

Come si è già detto, il numero delle amperspire (Asp) è dato dal prodotto della corrente in A per il numero delle spire. Si dice perciò che un relè porta 1 Asp quando, moltiplicando il numero delle spire per l'intensità della corrente, si ottiene 1; per esempio:

0,5 A e 2 spire = 1 Asp

0,01 A e 100 spire = 1 Asp

Non ha importanza in quale rapporto stiano tra loro le due predette grandezze: quello che conta è il prodotto.

Nei nostri relè, difficilmente conosciamo il numero delle spire e quindi non ci è possibile risalire al valore in Asp.

Supponiamo di avere un relè con queste caratteristiche:

Vl = 10 Tensione di lavoro in volt

R = 100 Resistenza avvolgimento in ohm

Ns = 1000 Numero di spire

Quindi Asp = (Vl/R)*Ns = (10/100)*1000

Vediamo che Asp = 100

Se riduciamo la tensione: Vl = 5

Quindi Asp = (5/100)*1000

Vediamo che Asp = 50

Insufficiente!

Togliamo metà spire lasciano Vl a 5 volt, ovviamente R = R/2

Quindi Asp = (5/50)*500

Vediamo che Asp = 50

Idem come sopra!

Aumentiamo la corrente raddoppiando la sezione del filo così da ottenere

R = 25 Ohm

Quindi Asp = (5/25)*500

Vediamo che Asp = 100

Ci siamo!

Quanto visto sopra ci fa capire che non basta togliere metà spire per fare funzionare a 12 Volt il nostro relè (10 V nell'esempio) ma che dobbiamo aumentare la corrente fino a raggiungere il corretto valore in Asp e questo si ottiene solamente raddoppiando la sezione del filo che costituisce l' avvolgimento.

Raramente i relè si prestano a modifiche così sostanziali ma se qualcuno vuol provare posso solamente augurarli buon lavoro!

Ma veniamo alla pratica, finalmente!

Prendiamo un alimentatore regolabile da qualche volt fino a circa 30 volt.

Mettiamo sotto tensione l'avvolgimento ed operiamo in modo che la corrente cresca gradatamente e, dopo aver raggiunto il massimo, diminuisca del pari gradatamente, avremo così ottenuto un diagramma nel quale sono messi in evidenza i principali dati di funzionamento del relè.

diagramma

Dal diagramma appare che il numero delle Asp di eccitazione è sempre più alto del numero delle Asp di caduta; ciò dipende dal fatto che, prima dell'eccitazione, l'àncora è distaccata dal nucleo e l'interferro che ne deriva costituisce una resistenza aggiuntiva per il flusso magnetico: una volta eccitato il relè, la predetta resistenza viene a mancare e quindi, a parità di amperspire, il flusso magnetico è maggiore. E' questa caratteristica che noi andremo a sfruttare.

Nel nostro caso abbiamo notato che il punto di attrazione è maggiore di 12V (es. 17 Volt) e quindi ci sono buone probabilità che il punto di caduta sia attorno ai 9-10 Volt. Se questo accade, a 12 Volt il nostro relè è ancora ben attratto!

Quando realizzai il mio primo transverter per i 10 GHz (nel 1987) il problema della commutazione d'antenna fu risolto usando un relè coassiale da 28 Volt recuperato da un vecchio analizzatore HP e, dato che intendevo usarlo in portatile, non mi potevo permettere un consumo elevato considerando che l'avvolgimento da 90 Ohm a 28 Volt assorbe più di 300mA. Anche costruendo un buon survoltore, col rendimento di quei tempi, solo per far attrarre il relè consumavo circa mezzo Ampere! Improponibile...

Mi armai di pazienza, e fatte le misure viste precedentemente realizzai il circuito che vi vado a descrivere. Per questo tipo di relè penso di aver toccato il limite e quindi se avete qualcosa di più piccolo, non preoccupatevi chè andate sul sicuro!

schema

Vediamo un po' come funziona:

All'accensione (+12V presenti) C1 si carica sull'armatura positiva tramite D1 mentre l'armatura negativa è connessa a massa tramite T2, che è saturo, ed R3 che serve a limitare la corrente iniziale.

Con la presenza di +12V sul punto PTT, T2 si interdice, T3 e T1 si saturano e in questo momento, C1 si trova connesso al +12V con l'armatura negativa ed al relè con quella positiva sommando così la sua tensione ai +12V; in questo preciso istante il relè attrae con la corrente di scarica di C1 e si mantiene sul +12V tramite D1.

Togliendo il +12V dal punto PTT, T1 e T3 si interdicono, il relè si diseccita e T2 si satura, così C1 si carica pronto ad iniziare un nuovo ciclo.

Il dimensionamento dei componenti può variare a seconda delle caratteristiche del relè, quelli elencati sono stati usati per un relè da 90 Ohm a 28 Volt ma, disponendo di relè con resistenza dell'avvolgimento più elevata, si possono adeguatamente modificarne i valori, diminuendo C1 ed aumentando R1,R2,R4; R3 si può anche eliminare.

martedì 17 marzo 2015

Ricevitore Geloso G4/214 (clone)

Durante le lunghe serate di questi mesi invernali mi sono occupato della ricostruzione, o meglio del rifacimento di un apparato radio che ebbi la possibilità di costruire nell'ormai lontano 1967 quando avevo, (ahimè) la bella età di 18 anni.

Si tratta del ricevitore costruito dalla Geloso per le gamme radioamatoriali che risale al 1962, conosciuto come G4/214.
A quei tempi la "nota casa", come era chiamata dagli addetti ai lavori, rendeva disponibili al pubblico tutti i componenti, così che molti potevano autocostrure i propri apparati con una spesa inferiore al prezzo di acquisto dell'apparato già pronto.

Così pian piano cominciai ad acquistare i pezzi più importanti, altri mi furono donati da Dario, un mio carissimo amico radioamatore da sempre e dopo breve tempo divenne il mio ricevitore per molti anni.

I tempi cambiano, l'esperienza fatta rimane e si affina, la tecnologia progredisce ed il ricevitore finì in un armadio da dove ogni tanto lo facevo uscire per fargli prendere un po' d' aria ed un po' di energia elettrica.
L'ultima volta fu nel mese di novembre (2014) quando mi accorsi che la patina del tempo aveva fatto il suo corso e non funzionava più come una volta, del resto pure noi non ne siamo immuni, e siccome era da molto tempo nei miei pensieri il voler fare qualcosa con i "vecchi" tubi termoionici decisi, seduta stante, di demolirlo e ricostruirlo su un nuovo telaio.

Qualche foto e una breve descrizione sulla mia pagina web.

Non volendo stravolgere in nessun modo la filosofia del tempo, decisi di attenermi al progetto originale, in paricolare modo quello dell'alimentatore delle tensioni anodiche e dei filamenti dei tubi termoionici o valvole.
Una particolarità di questo apparato è che i filamenti delle valvole interessate all'amplificazione dei segnali in bassa frequenza sono alimentati in corrente continua, questo per eliminare l'eventuale "hum" o ronzio della 50 hertz di rete dovuta ad accoppiamenti interni ai tubi stessi.
Lo stesso vale per le valvole che funzionano come oscillatori, dove la stabilità della frequenza generata è fondamentale e per questo si utilizza una tensione anodica stabilizzata, così come per i filamenti interessati che vengono alimentati in corrente continua pure stabilizzata.
Questo viene fatto per evitare che variazioni della tensione sulla rete elettrica, si ripercuotano sulla tensione dei filamenti facendo variare l'intensità dell' emmissione e quindi la stabilità della frequenza generata.

Schema alimentatore.

  
  Come si può osservare, i filamenti delle valvole interessate ad essere "stabilizzate" in questo caso sono due, la tensione è stabilizzata, o per meglio dire "regolata", dall' impiego di uno zener da 6,2 volt che si trova in parallelo agli stessi.
Queste valvole usano una tensione nominale di 6,3 volt, quelle denominate ECCxx hanno due filamenti che possono essere alimentati in serie (12,6 volt) o parallelo (6,3 volt) con in comune il pin 9 che in questo caso si trova connesso a massa.
A prima vista il circuito sembra un po' strano, sarà il fatto che non ci siamo abituati, ma guardando bene ci accorgiamo che la resistenza limitatrice di corrente è costituita dai filamenti di altre due valvole, quelle deputate a lavorare in bassa frequenza audio e con segnali deboli.

Controllando le correnti che abbisognano per il corretto funzionamento ci accorgiamo che il totale di quelle del ramo non stabilizzato assomma a 450 mA, mentre quelle del ramo stabilizzato assorbono 300 mA, quindi, per un corretto bilanciamento del tutto, nello zener deve scorrere una corrente di 150 mA.

La resistenza da 2,2 Ω va regolata per ottenere una caduta di tensione affinchè ai capi dei filamenti delle valvole non stabilizzate si venga a trovare una tensione prossima a quella nominale di 6,3V, nel mio caso ho dovuto montare una da 2,7 Ω.
Ricordo che una tensione superiore a quella nominale può provocare un prematuro esaurimento della capacità di emmissione del catodo, ed una troppo inferiore un funzionamento non prevedibile.

Questa lunghissima premessa per presentare il problema, quello del diodo zener.

Quello di 50 anni fa non si trova nemmeno nominato in rete, figuriamoci in negozio.
Quelli tipo "bullone" da 10 watt, comodi per dissipare il calore generato, sono introvabili, anche se possono sembrare sprecati in questo caso.
Quelli PLASTICI assiali da 5 watt, invece, ne trovi a vagonate, ne ho acquistati una decina, e fra i tanti ho selezionato quello che mi dava, a parità di corrente di 150 mA, la tensione più vicina ai 6,3 volt. Nel mio caso 6,25, ma la differenza fra quelli di una stessa partita è piccolissima...
Il problema è dissipare il calore generato, ho provato in vari modi, come quello di saldare delle striscie di rame sui terminali vicino al corpo plastico, ma veniva una cosa inguardabile e molto ingombrante.
Cercando nei vari cassettini dei componenti, mi sono capitati fra le mani dei vecchi zener tipo bullone, è stato un attimo, un colpo col punteruolo e martello sul sottile strato vetroso ed uno svuotamento del contenuto, sperando non ci fosse il berillio, ed ecco il mio bel contenitore.

Le foto parlano chiaro.


Se vedete le foto e non capite cosa stavo facendo, andate a leggervi il romanzo di qui sopra.  :D


 Il terminale, che poi risulta essere collegato alla massa comune e che in questo caso corrisponde al catodo, va infilato nel foro praticato nel corpo del bullone e saldato con cura dall'esterno facendo scorrere un po' di stagno, se possibile, all'interno. 


  Attorno al corpo del diodo ho avvolto un sottilissimo foglio di canterina di rame  in modo da riempire tutto lo spazio, e per migliorare lo scambio termico ho usato un po' di pasta conduttrice di calore.




  Una goccia di resina bicomponente per chiudere il tutto, anche l'occhio vuole la sua parte.
Il diodo così ottenuto viene avvitato al telaio che rimane freddo.



 Qualche foto dell'assemblaggio...












martedì 12 febbraio 2013

Ricevitore Onde Medie

Ho realizzato, giusto per passare la giornata, un ricevitore per le Onde Medie utilizzando un integrato della Philips TDA1572 adatto a questo scopo, la prova è stata positiva e gli sviluppi futuri riguardano la realizzazione di un economico ricevitore per le Onde Corte adatto a ricevere le emissioni in SSB dei radioamatori.
Lo sviluppo più che lungo sarà lento... :)
Alla fine pubblicherò gli schemi definitivi.







mercoledì 2 gennaio 2013

Riedifico l'età nova quel blog ove per lunghi mesi fu lotta rimembrar la password...

mercoledì 22 giugno 2011

Nessuna notizia dall'Islanda?

Copio ed incollo:

21/06/2011 

Storie di ordinaria rivoluzione: nessuna notizia dall'Islanda?
di Marco Pala 

Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d'oggi?
Allora perché, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall'altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?

Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all'unanimità di dichiarare l'insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l'Olanda, forti dell'inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un'assemblea popolare per riscrivere l'intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l'Islanda verso il recente collasso economico.
Sicuramente vi starete chiedendo perché questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un'altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai "concittadini" islandesi?
Ecco brevemente la cronologia dei fatti: 

2008 - A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell'Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta. 

2009 - A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo - la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) - costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.

2010 - I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.

2011 - A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell'esecutivo. L'Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l'Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un'Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l'attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle "linee guida" prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all'approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese. 
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Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?

Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti?

SINCERAMENTE NO.

I cittadini islandesi sono riusciti a dare una
lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l'Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.
Siamo davvero sicuri che non ci sia "censura" o manipolazione nei mass-media?

Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i "nostalgici" potranno usare il telefono, gli "appassionati" potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso. I più "tecnologicamente avanzati" potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all'articolo, lanciare una salvifica catena di Sant'Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I "guru del web" si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.
L'importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di
bypassare la manipolazione mediatica dell'informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d'affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.
In fede,
il cittadino sovrano Marco Pala

(alias "marcpoling")

http://www.nexusedizioni.it/apri/Notizie-dal-mondo/Ultimi-articoli/Nessuna-notizia-dall-Islanda/